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  11 . L'Umanesimo si oppone alla concezione trascendentale
dell'uomo.
  Da:  J.  Mac_ek,  Il Rinascimento italiano, Editori  Riuniti,  Roma,
1974 .
     
         Con  una  vivace  scrittura, lo storico  boemo  Josef  Mac_ek
         tratteggia  qui  uno  dei motivi caratterizzanti  l'ideologia
         umanistica: la valorizzazione dell'uomo e del suo  agire,  in
         contrapposizione   alla   svalutazione   dell'essere   umano,
         presente   nel   pensiero   cristiano   e   nella   filosofia
         tradizionale   insegnata  nelle  universit   medievali,   la
         cosiddetta "scolastica", ancora dominata dalla teologia.
     
Gi il termine stesso di Umanesimo ricalca la forma latina del termine
"uomo"  e  suggerisce  che l'uomo, l'umanit, il  genere  umano  erano
diventati  l'oggetto  principale  dell'interesse  degli  umanisti.  La
Scolastica   medioevale   aveva  dedicato   tutte   le   sue   energie
all'esaltazione  di  Dio  e aveva visto il fulcro  della  stessa  vita
terrena  nella  sfera  ultraterrena,  celeste.  Papa  Innocenzo  terzo
formul  queste idee nel suo trattato sulla miseria della vita  umana.
L'uomo   debole, impotente; sulla terra egli  abbandonato al dolore,
al   peccato  e  soltanto  nella  sua  esistenza  extraterrena  assume
splendore divino, solo allora la sua anima risplende di forza  celeste
e  di saggezza divina. Anche altri scolastici riempirono le loro opere
di  idee  simili; di esse parlarono predicatori e dotti ecclesiastici.
Nella  raccolta  di  Assempri ["Esempi":  serie  di  racconti  atti  a
confermare   una   tesi]  di  un  eremita  senese   della   fine   del
quattrodicesimo  secolo,  si legge che i predicatori  devono  esaltare
l'unica  e sola cosa buona che vi sia al mondo: l'amore verso Dio,  un
amore  completo  con  tutto  il  cuore  e  tutta  l'anima.  La  Chiesa
medioevale distoglieva l'uomo dalla terra, dall'esistenza terrena,  lo
volgeva alla vita celeste, all'esistenza extraterrena, a Dio.
     A  questa concezione trascendentale della vita umana, si opposero
molto  energicamente gli umanisti rinascimentali. Non a caso Giannozzo
Manetti  [1396-1459]  scelse, come obiettivo della  sua  polemica,  il
citato trattato di Innocenzo e smantell da cima a fondo le sue  tesi.
L'umanista  fiorentino  deline il sorprendente  slancio  delle  forze
creatrici  dell'uomo nella produzione, nel commercio,  nella  cultura,
nell'arte e argoment che nell'"epoca moderna" (e cio nel corso dello
sviluppo del Rinascimento) l'uomo aveva superato la sua eterna povert
e  impotenza.  Lo slancio entusiastico dello spirito  dell'uomo  e  lo
sviluppo   degli  "studi  umanistici"  posero  fine  all'epoca   della
rassegnazione e della umilt umana.
     Tenendo  presenti le precedenti considerazioni circa lo  sviluppo
e  la  ricchezza  delle  citt-stato,  gli  interminabili  viaggi  del
commercio  italiano,  la  maturit  della  produzione  industriale  ed
agricola,  comprenderemo  perch si sia  potuta  verificare  una  tale
svolta  nella  concezione dell'uomo e dell'umanit. Navi solide  erano
capaci  di  affrontare  i  forti venti e le ruggenti  onde  del  mare.
Neppure  i  declivi  montani  sempre coperti  di  neve  riuscivano  ad
arrestare  lo slancio delle carovane mercantili. Dalla grezza  e  poco
appariscente lana di pecora, le mani dei tessitori facevano  apparire,
come per incanto, stoffe i cui splendidi colori lasciavano stupefatti.
Gli   artisti  sapevano  raffigurare  la  natura  e  l'uomo  con  tale
perfezione  da farli apparire come la realt pi vera. Le torri  delle
citt  sfioravano  le nubi, la terra dava i suoi  prodotti  anche  due
volte  l'anno  e  sembrava pi un giardino che  un  campo.  Chi  aveva
operato  tutti  questi  miracoli?  Chi  aveva  cos  meravigliosamente
aumentato le ricchezze della terra? L'uomo, gli esseri umani. Tutto lo
sviluppo  economico  e sociale concentrava l'attenzione  degli  uomini
clti sul personaggio centrale della vita: l'uomo.
     
     p 256 .
     
     L'uomo!  Come studiarlo, conoscerlo e descriverlo,  ma  al  tempo
stesso  anche  educarlo,  istruirlo  e  portarlo  alla  virt  e  alla
felicit:  questo , secondo il pensiero del Petrarca,  il  nucleo  di
tutta la saggezza, di tutta la filosofia. Se un saggio si dimenticher
dell'uomo,  camminer poi solo lungo gli sterili  e  fangosi  sentieri
degli scolastici, la cui opera  assolutamente inutile. La base stessa
degli  "studi  umanistici"  l'uomo: in questo  modo  il  Petrarca  ha
delineato  per s e per le future generazioni degli uomini di  cultura
il  compito  urgente  della scienza e dell'arte. Non  appena  per  il
centro  degli  interessi si  spostato dal cielo alla  terra,  da  Dio
all'uomo,  questo  ha  significato per gli intellettuali  allontanarsi
dalla  sterile  speculazione,  rivolgersi  all'osservazione  minuziosa
della  realt,  abbandonare la torpida logica scolastica  che  conosce
solo  il s e il no, e trasformare la sostanza stessa della filosofia.
Al  posto  del sistema teologico medioevale appare l'uomo in tutta  la
sua  complessit e in tutto il suo mistero, ma anche in tutta  la  sua
forza e in tutta la sua bellezza. Nella corrispondenza fra il Petrarca
e  il  Boccaccio  troviamo  un  elogio  degli  studi  umanistici  cos
concepiti  ("studia humana") e rivolti ai problemi  dell'uomo.  Questi
studi  sull'uomo e sull'umanit sono, per una certa parte, in  diretto
contrasto con la teologia e con gli studi religiosi ("studia divina").
     Ad  aiutare  gli  umanisti  furono  dapprima  gli  autori  latini
(Cicerone)  che  collegavano  le  riflessioni  etiche  sull'uomo  alle
necessit pratiche della societ. Certo, Pico della Mirandola  non  si
accontentava  pi  degli  esempi dell'antichit  greca  e  romana,  ma
stabiliva un rapporto fra lo slancio dell'uomo e della saggezza  umana
e  l'eredit della civilt ebraica, araba e medioevale. Tutti i  fiori
della civilt devono servire all'uomo, ovunque essi siano sbocciati. E
l'uomo li deve accrescere instancabilmente con il suo lavoro e  con  i
suoi  sforzi. Nella presentazione di Pico parlano gli scritti di saggi
ormai scomparsi: "Siamo vissuti celebri, o Ermolao, e tali vivremo  in
futuro,  non  nelle scuole dei grammatici, non l dove si  insegna  ai
bambini,  ma  nelle  accademie  dei  filosofi  e  nelle  adunanze  dei
sapienti, dove non si discute sulla madre di Andromaca, sui  figli  di
Niobe e su simili fatuit, ma sui principi delle cose umane e divine".
Chi  rifletter a fondo, continua Pico, "si accorger  che  i  barbari
avevano Mercurio non sulla lingua, ma nel cuore" [i barbari avevano il
desiderio di conoscere; pertanto Mercurio, quale messaggero degli di,
era  considerato da loro la divinit che poteva trasmettere  il  nuovo
sapere].   Pico   criticava  quegli  umanisti   che   per   il   culto
dell'antichit  si  erano dimenticati della vita e  contemporaneamente
restringevano la base ideale della civilt umana solo a  Roma  e  alla
Grecia.  Nel suo pensiero si manifest l'intuizione di un'ininterrotta
e  profonda  continuit  della  cultura umana.  Era  una  sorprendente
visione   della   crescita  della  civilt  umana   che   era   andata
sviluppandosi  nel  corso  di  migliaia  di  anni,  una  visione   che
abbagliava per la ricchezza delle cognizioni accumulate nel corso  dei
secoli  dal  desiderio umano di conoscere. Perci  se  l'uomo  si  era
presentato  come creatore di ricchezza e di bellezza,  se  l'uomo  era
stato  creato per una vita in comunit, in societ, anche tali risorse
ideologiche della sua saggezza dovevano diffondersi in tutti  i  campi
della cultura umana, fossero esse opera dell'antichit, dei barbari  o
del Medioevo.
     Sullo  sfondo  di  queste  riflessioni  circa  le  risorse  e  le
possibilit  della forza e della civilt umana, l'uomo si trasformava,
per  gli umanisti, in un essere positivo, nel creatore attivo di vita,
di  bellezza  e  di verit. Il Medioevo scolastico considerava  l'uomo
solo  come  un passivo strumento divino e limitava le possibilit  del
suo pensiero e della sua azione autonoma. Gli umanisti misero, invece,
l'accento sulla "libera volont" dell'uomo, e pur non riuscendo ancora
a  strapparlo al campo dell'influenza divina, legarono direttamente la
"libera  volont" al dovere, alla conoscenza, all'azione libera,  alla
lotta  attiva per la vita. Parole d'ordine di questa nuova  concezione
dell'attivit umana erano diventati gli appelli dell'umanista Coluccio
Salutati:  restiamo  alla testa della schiera, teniamoci  per  mano  e
battiamoci  per la giustizia, la verit e l'onore. L'uomo  non  doveva
pi  attendersi la grazia dall'alto, ma aveva il dovere di lottare per
i  propri  ideali.  Giannozzo Manetti ha poi sintetizzato  quello  che
doveva essere il contenuto
     
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     dell'esistenza  umana:  "Agire e conoscere!".  Allo  stesso  modo
anche  Leon  Battista Alberti, sulle orme di Cicerone e di Aristotele,
indic  agli  uomini come avrebbero dovuto vivere: come il  cavallo  
nato  per  la  corsa, il bue per il tiro, il cane per  vigilare,  cos
l'uomo, come dice Aristotele,  nato per conoscere e per agire;  e  in
questo egli  quasi un Dio mortale.
